domenica 29 marzo 2015

NON VEDO ANCORA LA PRIMAVERA,MA OGGI E' LA DOMENICA DELLE PALME

Di primavera non se ne parla ancora,e neanche di mettere il naso fuori,per me:l'influenza va e viene con ricadute peggiori che all'inizio.
Mi scuso per la mia non presenza sui vostri blog,recupererò,spero.
Intanto siamo alla Domenica delle palme.
Parlerò di una secolare tradizione,ripresa in questi ultimi decenni,nel piccolo comune di Bova.
E' un comune in provincia di Reggio Calabria,origine greca,inserito nell'area grecanica della provincia.E' fra i borghi più belli d'Italia e quest'anno insignito anche della bandiera arancione,assieme a Gerace,da parte del T.C.I.
Il paese di Bova-in grecanico Chora tu vua

Il rito delle Palme,o delle Pupazze,riferito alle figure femminili,ha origine pagane e si rifà al rito della primavera e alle Persefoni.
Tavoletta votiva-da Locri Epizefiri:

Diventa rito cristiano,con poche varianti dall'originale.
In paese si prepara il lavoro,assemblando stecche e bastoni di canne che costituiranno la struttura portante.

Un'idea della struttura interna del manichino

Si intrecciano poi le foglie di ulivo su stecchi di palma fino a coprire la struttura che prende forma,sotto le abili mani sapienti di donne e uomini.



Il manichino, una volta rivestito,verrà addobbato con nastri,frutta di stagione,primizie della terra,fiori.



Un tripudio di colori,vari formati,da piccolissimi da portare quasi un fascio di fiori fino a strutture molto più grandi,da spostare con cura.

Durante la messa avviene la benedizione di queste Palme particolari che, portate in processione fino alla piazza principale,cessano la loro breve vita:tutti i presenti preleveranno i rami intrecciati,gli addobbi,fino a quando resterà solo lo scheletro centrale.Nella tradizione popolare si pensa che porti bene conservare l'ulivo e le palme benedette in casa.
Molti contadini portano qualche rametto da appendere agli alberi della propria terra.

Buona domenica delle Palme,un momento di rinnovamento e di speranza.

giovedì 19 marzo 2015

UN ALTRO ANNO,UN ALTRO GIORNO..

Non volevo scriverne,non volevo parlarne,ma la telefonata dei ragazzi,mi piace considerarli ancora dei ragazzi,mi ha confuso le idee,ha mischiato,ancora una volta ricordi,nostalgie,sentimenti,riflessioni.

Sul post di un amico ho letto di una donna,avanti con gli anni,che "rammendava i ricordi".Bella immagine.
Cerco di farlo anch'io,alla mia maniera, ricostruendo un puzzle, incompleto, con piccoli ritagli di vita,ingenui biglietti e letterine di auguri,un biglietto di teatro,di una visita al museo,di un viaggio....

Piccole cose materiali che restano,quando la vita, che non ha scadenze prevedibili,lascia il posto al vuoto:un attimo basta.
Così c'è un prima fatto di semplici cose,di giorni sereni,alternati a giorni più scuri,di risate di pianto,di figli da far crescere,di figli che si ribellano,che cercano i loro spazi che fanno le loro scelte,anche se poi si decideva insieme.
E c'è un dopo,un dopo fatto di vuoti,di assordanti silenzi,di qualche preoccupazione,di paure,qualche volta.C'è un dopo,vissuto nell'attesa di telefonate,messaggi,collegamenti che
la moderna tecnologia ci regala,e che aiutano a dare ancora uno scopo ai giorni che verranno: perché la vita reclama comunque le sue priorità.
E mi piace immaginare cosa avrei regalato questa volta,per sorprenderti,cosa avrei scritto per rendere più stuzzicante la sorpresa....

domenica 8 marzo 2015

SOLO PER RICORDARE E CELEBRARE,SE MAI...

Donna:
portatrice di vita
possiedi la pazienza dell'attesa
per tessere la storia
incrociando le trame del tempo
con l'ordito degli uomini.
Donna:
Dea,Madonna,Vestale,
Castellana,Regina,Cenerentola,
sempre custode del fuoco
che dona la vita.
Donna:
Miti e leggende cuciti addosso
per spiegare l'inesprimibile,
per giustificare la tua grandezza.
Sei Scilla,quando il dolore si fa pietra
e le tue grandi ali di sabbia
proteggono i tuoi figli mai nati,
ora piccoli scogli .
Sei Leda ,Galatea,Sirena,
per rendere eterno l'amore.
E,semplicemente Donna,
sei sposa,madre,sorella,amica.
Hai mille mani per fare tutto
hai mille vite ,da dare agli altri
e giorni lunghi di mille ore.

Ma solo un giorno per ricordare
con fiori gialli,il colore del sole,
le tue sorelle,rimaste per strada
la lunga strada della libertà.


sabato 24 gennaio 2015

LUOGHI DEL MITO



Dedicato a Sara

Le città che traggono origine dalle leggende hanno l'età dei loro miti.
Vale per Scilla,dove si direbbe che le antiche leggende si siano cristallizzate nelle rocce o disciolte nelle acque del mare,quasi a continuare l' infanzia della civiltà, al di fuori del tempo e della storia.
Così nel paesaggio di Scilla natura e mito si sposano generando una singolare topografia modellata sulla morfologia della città.
Protesa,quasi in un abbraccio impossibile,verso la costa siciliana,dove il Tirreno sembra si versi nello Ionio,deve aver stuzzicato la fantasia di storici e poeti che crearono e cucirono addosso allo scoglio,come attorno al fenomeno delle maree fra i due mari,miti e leggende.

Immagine dal web
Ne parlano Ovidio,nelle Metamorfosi,Omero nell'Iliade, Virgilio nell'Eneide.
Di volta in volta Scilla e Cariddi sono immaginati come mostri che si distruggono a vicenda o distruggono navi ed uomini,dalle due opposte sponde.

immagine dal web
Sempre le due sponde,sono sfondo per altre leggende:Glauco,figlio di Poseidone,dio del mare,vive a Capo Peloro e si innamora della bellissima fanciulla Scilla che vive sull'altra sponda.
Amore dall'esito tragico,per colpa della maga Circe.Maghi e Dei si intromettevano spesso nei fatti e nelle vite degli uomini.

Il Montorsoli ci lascia una splendida rappresentazione,nella fontana del Nettuno,oggi di fronte al Palazzo del Governo di Messina.Scendendo dai traghetti si passa accanto,ma difficilmente si ha il tempo di ammirarla,anche perchè è in un punto nevralgico di traffico.


immagine dal web
Vuole ancora la leggenda che un'aquila,cara a Giove fosse venuta a nidificare in questo lembo di terra. Ma una tempesta ha distrutto la sua nidiata e l'aquila disperata,soffriva in modo atroce.
Giove,per mettere fine a tanto dolore la trasformò in una roccia.
Vista dall'alto e con un po di fantasia,Scilla ricorda un grande uccello:la rupe è la sua testa,il corpo è disteso sulle morbida collina di San Giorgio e le spiagge falcate,sui due versanti,Marina Grande e Chianalea, sono le grandi ali, distese a proteggere gli aquilotti,trasformati in tanti piccoli scogli.



immagini dal web
Leggende a parte,o forse proprio per queste,Scilla ha un fascino particolare.
Non puoi non fermarti ad ammirarla,a cristallizzare in uno scatto tanta bellezza.

Alcuni miei scatti.
Lato Marina Grande


Lato Nord:Chianalea

lunedì 5 gennaio 2015

UN ANNIVERSARIO ....

Oggi,5 gennaio 2015 Peppino Impastato avrebbe,forse,festeggiato i suoi 67 anni.
Forse glielo avrebbe ricordato qualche amico,forse lui sarebbe stato molto impegnato, come sempre, nelle sue battaglie civili,perché ancora oggi le sue battaglie avrebbero avuto senso e significato,anche se molte cose sono cambiate.
Ma venne fermato molto prima,a soli 30 anni.Fu fermato dalla protervia e tracotanza della mafia il 9 maggio del 1978.
Ricordo questo anniversario con i versi scritti dalla madre di Peppino.

Forse servirebbe una traduzione il italiano,ma mi sembrerebbe di sminuirne il valore.


ODE A PEPPINO IMPASTATO -da mamma Felicia
Chistu unn’è me figghiu.
Chisti un su li so manu
chista unn’è la so facci.
Sti quattro pizzudda di carni
un li fici iu.

Me fighhiu era la vuci
chi gridava ’nta chiazza
eru lu rasolu ammulatu
di lo so paroli
era la rabbia
era l’amuri
chi vulia nasciri
chi vulia crisciri.

Chistu era me figghiu
quannu era vivu,
quannu luttava cu tutti:
mafiusi, fascisti,
omini di panza
ca un vannu mancu un suordu
patri senza figghi
lupi senza pietà.

Parru cu iddu vivu
un sacciu parrari
cu li morti.
L’aspettu iornu e notti,
ora si grapi la porta
trasi, m’abbrazza,
lu chiamu, è nna so stanza
chi studìa, ora nesci,
ora torna, la facci
niura come la notti,
ma si ridi è lu suli
chi spunta pi la prima vota,
lu suli picciriddu.


L'amico bloger Giò,mi suggerisce nel suo commento un pensiero di Peppino Impastato,sulla bellezza.E' un completamento del post,che riporto,dopo i versi di Mamma Felicia.

"Se si insegnasse la bellezza alla gente, la si fornirebbe di un’arma contro la rassegnazione, la paura e l’omertà. All’esistenza di orrendi palazzi sorti all’improvviso, con tutto il loro squallore, da operazioni speculative, ci si abitua con pronta facilità, si mettono le tendine alle finestre, le piante sul davanzale, e presto ci si dimentica di come erano quei luoghi prima, ed ogni cosa, per il solo fatto che è così, pare dover essere così da sempre e per sempre. È per questo che bisognerebbe educare la gente alla bellezza: perché in uomini e donne non si insinui più l’abitudine e la rassegnazione ma rimangano sempre vivi la curiosità e lo stupore (Peppino Impastato)".



mercoledì 31 dicembre 2014

CAPODANNO:CENONE A SORPRESA...

Un'idea diversa per il cenone?
Difficile uscire dalla tradizione:lenticchie e zampone o cotechino,siimboli di ricchezza e fortuna.Poi c'è tutto il resto ,che dipende dalle possibilità,dai gusti dalle capacità della padrona di casa e da usi locali..
Ma per chi volesse permettersi una simpatica trasgressione?
Io ne propongo uno che..più strano e trasgressivo non si può!

CENONE FUTURISTA DI CAPODANNO (realizzato a Roma-con formula dell'aeropittore futurista Fillia.)

...A mezzanotte,quando finalmente viene annunciato che il pranzo è pronto,nella sala,eliminati tavole e sedie viene servito dai camerieri il tacchino,farcito con mandarini e salami e servito su piatti di metallo.E' fatto obbligo di mangiare in silenzio.Fino a quando viene liberato nella sala un tacchino,vivo,che spaventato e confuso,gira fra gli invitati,provocando trambusto,strilli,risate,contenuti fino a quel momento.Viene ristabilito l'ordine e obbligato il silenzio.
Ma una battuta incauta,provoca litigi,risate e finalmente,liberi di parlar e ridere,tutti si avviano verso la cucina,già abbandonata da cuochi e camerieri,e si danno un gran da fare con stoviglie ed alimenti vari:caos totale.Scoperta la ricca cantina,il pranzo prosegue con "fondine ripiene di spumante,dove navigano
cavolfiori,spicchi di limone e fette di roast-beef:il ricordo del passato naufraga in un presente sbalorditivo".
Tre grammofoni funzionano da tavole e sui dischi trasformati in piatti giganti prendono posto confetti,cilindri di formaggio parmigiano e uova sode,mentre tre ritmi diversi di musica giapponese accompagnano il servizio dinamico.

Buon cenone e felice inizio di anno per tutti,comunque decidiate di organizzarlo.


immagine presa dal web

mercoledì 24 dicembre 2014

ASPETTANDO LA MEZZANOTTE

Il Natale è festa cristiana,con i suoi simboli ed i suoi riti,ma è anche festa pagana,come celebrazione del Solstizio d'inverno .Pagana sta diventando anche la celebrazione del Natale tradizionale:si perde di vista il vero significato per correre dietro ad altro.E' il pericolo del consumismo,l'affannosa ricerca del regalo particolare,delle apparenze,delle formalità.
Ho già parlato degli alberi di Natale,come simbolo di questa festività.
Il presepe ,come rappresentazione della Natività,nella nostra tradizione, accomuna creatività,arte,devozione.
Alcuni esempi di questa tradizione:foto spesso prese dal web.

Partiamo dalla Via dei Presepi-Napoli-San Gregorio Armeno


E dalla tradizione napoletana,un particolare del Presepe Cuciniello-Museo San Martino


Un piccolo Presepe di burro

Qui il Presepe di sabbia
Da Palazzolo Acreide-presepe con teatro greco

Da Cervia un Presepe di sale.

Anche uno ricamato a punto croce

Con la pasta rubata alla nonna?
Immancabili due Presepi in Bottiglia.
Per finire,non una grotta,ma qualche radice come mangiatoia...



Accanto all'albero o al presepe,o un caminetto acceso,o in qualunque altro posto,sia per tutti una notte magica,ricca di belle sorprese e di qualche sorriso.
Felice Natale.